Abbazia di San Giovanni in Venere

Veduta dell'abbazia di San Giovanni in VenereIn Abruzzo, nei pressi del paese di Fossacesia, in provincia di Chieti, c’è una collina ricoperta da piante di olivo che offre un panorama spettacolare: alle sue spalle si scorgono le cime del Gran Sasso e della Majella e davanti, in basso, una lunga porzione di costa del mare Adriatico, con l’insenatura del Golfo di Venere ed i Trabocchi. Su  questo promontorio si erge l’abbazia di San Giovanni in Venere, mirabile modello di architettura benedettina in Abruzzo.

Secondo alcuni studiosi Il suo nome deriverebbe dal fatto che sarebbe stata costruita sul luogo nel quale nell’anno 80 a.C. era stato eretto un tempio dedicato alla dea Venere conciliatrice, con il tempo divenuto fatiscente. Nel 540 d.C. un gruppo di frati benedettini con a capo il frate Martino, forse un eremita, demolirono il tempio pagano e costruirono sul posto una cappella dedicata alla Madonna e a San Giovanni Battista, con annesso un piccolo ricovero, il cosiddetto “cellario”. Questo piccolo monastero fu alla dipendenze di Montecassino e si rese poi indipendente solo nel XV secolo. Nell’avvicinarsi dell’anno mille, ritenuto in quei tempi fatidico perché si diceva che si sarebbe dovuta verificare la fine del mondo, molti cristiani facoltosi fecero donazione alle chiese per ottenere il perdono dei loro peccati. Lo stesso fece il conte longobardo Trasmondo I che, nel 973, donò terre e castelli alla piccola chiesa. Il figlio Trasmondo II, agli inizi dell’anno mille, fece molto di più, perché oltre a numerose donazioni, fra le quali buona parte delle rendite del porto di Venere, fece ingrandire enormemente la struttura della chiesa, dove, più tardi,  vi fu sepolto. Successivamente l’abate Odorisio I, con queste cospicue entrate, costruì annessa alla chiesa una scuola per monaci ed una per laici, una biblioteca, un archivio, un refettorio, ambulatori. Fortificò, inoltre, la chiesa con fossati torri e mura. L’abate Odorisio II, il Grande, portò avanti le opere dei predecessori: ingrandì ulteriormente la chiesa e l’arricchì del chiostro, di statue, fregi ed affreschi. A lui si deve la struttura basilare dell’abbazia. Questo feudo era divenuto un ragguardevole centro di studi di economia, di politica, di religione, di medicina e di filosofia. La sua estensione divenne molto grande, annoverando possedimenti che andavano da Ravenna a Benevento, e forse anche in Dalmazia. Fu frequentato da eminenti abati come Papa Leone X, al secolo Giovanni Dè Medici, che guidò questa abbazia per alcuni anni. Sembra che Celestino V prese i voti proprio in questo luogo. Alcune fonti parlano anche di finanziamenti per la quarta crociata.

Nel XIV secolo cominciò il rovinoso declino dell’abbazia, malamente amministrata dai successivi abati, che la portarono alla perdita di tutti i suoi possedimenti. Il suo decadimento fu aiutato anche da una serie di fattori negativi quali, le invasioni dei turchi, il brigantaggio, le continue lotte con i feudi confinanti. Arrivati al punto da non poter più pagare nemmeno le imposte alla curia romana, Papa Sisto V ne trasferì il possedimento alla congregazione di San Filippo Neri. In seguito, scarsa manutenzione, terremoti e, bombardamenti durante la II Guerra Mondiale, portarono l’abbazia in uno stato di notevole decadimento.

La facciata a capanna originariamente era in pietra e marmo bianco e, in seguito al terremoto del 1456, fu restaurata con mattoni. Spicca su di essa un maestoso portale, in marmo bianco, contornato in alto da un arco trilobato e da due pinnacoli laterali. Il portale, detto portale della Luna, costruito per volere dell’abate Rainaldo, presenta una lunetta dove sono finemente rappresentati il Cristo benedicente, la Madonna e San Giovanni Battista e, al di sotto, in una nicchia, San Benedetto ed un frammento di San Rainaldo. Elementi verticali e colonne con capitelli che presentano decorazioni vegetali contornano il portale. Ai suoi lati si notano due steli in pietra arenaria che mostrano storie della vita di San Giovanni Battista. Sulla sinistra del portale, inoltre, è presente una edicola con una cornice a forma di capanna, elaborata a risalti, che contiene una iscrizione dedicata all’abate Odorisio.

Il fianco destro della chiesa presenta il cosiddetto Portale delle Donne, nella cui lunetta sono rappresentati un angelo e la Madonna con Bambino. Esso immette nel grande piazzale sul quale sporge la torre del campanile a base quadrata che  un tempo rappresentava anche una struttura difensiva di avvistamento.

La fiancata sinistra presenta un semplice portale a doppio risalto prospicente il chiostro. Quest’ultimo è formato da una splendida galleria aperta da trifore sorrette da esili colonne. All’interno del chiostro c’è un bellissimo giardino curato dai padri passionisti che vi risiedono dal 1954.

Nel prospetto posteriore della chiesa si notano tre strutture a forma di semi cilindri, ognuna ricoperta da un tetto a forma di cono. Queste corrispondono alle tre absidi interne, e risultano tagliate da una fascia orizzontale al di sotto della quale si trovano una serie di archi cechi. Negli angoli che si formano alla confluenza di questi archi sono presenti medaglioni con intarsi geometrici, in tufo e marmo.

L’abbazia di San Giovanni in Venere presenta una pianta di forma rettangolare, divisa in tre navate da possenti pilastri a base  quadrangolare, al di sopra dei quali si innalzano semi colonne con capitelli ornati di fregi per lo più vegetali. Ogni navata termina con un’abside, di cui la centrale si presenta incorniciata da un trionfale arco acuto. Ad essa si accede tramite una grande scalinata. Questo grande dislivello tra la navata centrale e l’abside è dovuto alla presenza di una sottostante cripta, alla quale si accede mediante due scale situate nelle due navate laterali. La suggestiva cripta è formata da basse colonne di sezioni diverse che sorreggono alti archi, alcuni a tutto sesto ed altri a sesto acuto. Sulle pareti si trovano affreschi medievali realizzati tra il XII ed il XIII secolo, uno dei quali raffigura Cristo Re sul trono, con a sinistra San Pietro e San Paolo ed a destra San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista. Sul lato sinistro della cripta si nota un insolito sarcofago sormontato da due colonnine, differenti sia nell’altezza che nell’aspetto, che sorreggono un arco ogivale arricchito da fregi.

Come arrivare all’abbazia di San Giovanni in Venere

Dal Nord e dal Sud Italia: prendere l’autostrada A14 e, giunti in Abruzzo, uscire al casello Val di Sangro. Da lì, imboccare la strada statale 16 Adriatica (SS16) in direzione di  Fossacesia. Seguire, poi, le indicazioni per l’abbazia di San Giovanni in Venere.

Da Pescara: prendere l’autostrada A14 in direzione di Bari ed uscire al casello Val di Sangro. Da lì, imboccare la strada statale 16 Adriatica (SS16) in direzione di  Fossacesia. Seguire, poi, le indicazioni per l’abbazia di San Giovanni in Venere.

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