Foto Dizionario TreppecoreDizionario Abruzzese Treppecore, tutti i vocaboli con la lettera G.

A di Arezelà B di Bummàce C di Caviciùne D di Ddu Bòtte E di Entresatta
F di Freèchete G di Gargarozze H di Hufàne I di Inguastite J di Jnnotte
L di Leccamusse M di Mazzamurille N di Nemale O di Ondo P di Papagne
Q di Quajàte R di Ruscicòne S di Sciuscellette T di Tastafèrre U di Uatte Uatte
V di Villegne Z di Zzune      

G

  • gagliavone: gorgo d'acqua, piccola cascatella di fiume con gorghi di risucchio
  • gallenacce (lu): tacchino
  • gambitìne: gambe
  • gammatta: gomitolo
  • ganasse: guancia
  • gangàle, gangalètte: càrdine
  • ganghe (la): mandibola
  • garigàglie: pappagorgia, es.: Ddiè lu bindiche, tè na bella garigàglie (Dio lo benedica, ha una bella pappagorgia). Il concetto di "grasso uguale salute", è ancora molto radicato nei paesi abruzzesi. È infatti tipica la frase: gnà stà bielle grasse, Ddiè lu bindiche, i luce la facce (com'è bello grasso, Dio lo benedica, gli luccica la faccia)
  • gargarozze: pomo di Adamo
  • garzamelle: viscere, interiora
  • gemeje: giammai
  • giangrassêne (lu): grassone
  • giannizz' (lu): colpo di vento freddo
  • giggiliosse: soprannome derivato da Gigi tutt’ossa individuo magrissimo
  • gigomme: gomma da masticare
  • Gioanìna: Giovanna
  • giravìte: cacciavite
  • giunde: giunture
  • glienne: ghianda
  • gliòmbere: gomitolo (solitamente di lana). Nonostante la sua stranezza fonetica, questo termine viene ancora oggi usato correntemente. Decisamente sorprendente l'etimo che va ricercato nel termine greco glòmmiros (gomitolo, appunto). Come sia approdato fino a noi resta un mistero, ma certamente il "contagio" deve aver avuto luogo in un passato molto remoto
  • gliutte: cosa dal sapore sgradevole e difficile da ingoiare
  • gloria: falo’
  • gnà, gnè: questi due bizzarri monosillabi traducono il termine italiano "come" (nelle domande il primo, nelle risposte il secondo). Dietro l'apparente indecifrabilità dell'etimo, si nascondono semplicemente le forme contratte del verbo "insegnare" ai tempi dell'imperativo (esortativo) e del futuro (concessivo – dimostrativo). Negli esempi scritti che seguono è sicuramente più facile stimare il meccanismo di tali contrazioni: gnà stié? (domanda: come stai?) "inse-gna-mi (dimmi, indicami) come stai" (esortativa); gnè nu pape (risposta: come un papa! – benissimo!) "ti inse-gne-rò (ti dirò che, ti confesserò che) sto come un papa (concessiva – dimostrativa). Modi di dire: A parte i due piccoli esempi citati sopra, in dialetto abbiamo integralmente la stessa gamma fraseologica della lingua italiana. "Gnà si fatte?" (come hai fatto?); "gnè bielle!" (come è bello! – dimostrativa -) ecc. Particolarmente gustose sono alcune forme idiomatiche assai ricorrenti, in quanto allusive a fatti o racconti da cui trarre insegnamenti morali o di vita. Fra queste vi riproponiamo le seguenti: "Ha fatte gnè culle chi piscette a li fichere…!" (si è comportato come quel tizio che fece la pipì sui fichi!). – L'espressione fa riferimento ad un noto racconto in cui il protagonista, ad un certo punto della storia, orina con spregio sulle scorze di quei fichi che, più avanti nella narrazione, sarà costretto a mangiare per necessità. L'aneddoto vuole mettere in guardia dal compiere azioni avventate o maldestre per colpa delle quali si potrebbe provare in seguito un inutile pentimento o, peggio, subire umiliazione; "Gnè lu cunte di lu cuscinille…" (come "il racconto del piccolo cuscino"). In questo caso si fa riferimento ad una notissima quanto lunga fiaba per bambini che veniva narrata allo scopo di intrattenere il più a lungo possibile gli ascoltatori. In essa si raccontava, con dovizia di particolari ed attraverso intricate vicende, il tentativo di recuperare un piccolo cuscino prodigioso che era stato smarrito o, secondo altre versioni, trafugato. Sul punto di recuperare il prezioso "cuscinille", il protagonista della fiaba veniva beffardamente depistato dagli altri personaggi della vicenda che sistematicamente gli dicevano: "va chiù bballe ca lu truove!" (vai più avanti ché lo troverai!). La frase era il "tormentone" di tutta la fiaba ed i piccoli ascoltatori, grazie a questo espediente narrativo, venivano intrattenuti a lungo e tenuti a bada. Ancora oggi, quindi, si cita questo celeberrimo racconto per l'infanzia col chiaro intento di ironizzare sulle lungaggini di una narrazione o su un complicato e paradossale svolgersi di eventi.
  • gnaddì: subito
  • gnà stì?: come stai?
  • gnàgnere (la): stato di insoddisfazione
  • gnannére (la): ghiandola gnelite: gelato
  • gnettande: come tanti
  • gnettechète: impaurito
  • gnettechì: impaurire
  • gnille: agnelline
  • gnillùcce: agnellino
  • gnillòne: agnellone
  • gnirrichìte: ridotto pelle e ossa, deperito, magro
  • gnisciunu: nessuno
  • gnore: signore
  • gnorimà: signor maestro
  • gnostre (lu): inchiostro
  • gnucchele (li): gnocchi
  • gnucculêne (nu): rimbambito
  • gnuzzève: s’ingozzava
  • gramacce: gramigna. Pianta erbacea perenne dannosa alle coltivazioni per la rapidità con cui si propaga
  • gramigne: erbacce
  • granara, granare: scopa
  • grandìgne: mais
  • grantènie: granoturco
  • grasce, grascia (la): abbondanza
  • grasciatare: grembiule in pelle per la mungitura
  • grastillere: grata fatta di canne che, sospesa al soffitto, era utilizzata per essiccare il formaggio
  • graticce: trappola per la cattura o l'uccisione di animali selvatici commestibili o da pelliccia. Solitamente si trattava di un sasso piuttosto pesante che cadeva sulla preda. A Fallo, in località "Lu Cucù", ne esiste una per la cattura delle volpi. Consiste di due grossi sassi piatti sovrapposti, uno dei quali era sollevato da un lato e sorretto da un bastone di legno. Sotto quest'ultimo era posta l'esca (di solito carne). Quando la volpe tentava di strappare via la carne, faceva cadere il bastone ed il sasso le si abbatteva addosso schiacciandola.
  • gravara: detriti
  • grefe: amuleto che si appendeva, per mezzo di una cordicella, al collo dei bambini per tenere lontane le streghe. Si trattava di un pezzo di tessuto contenente le cose più disparate: immagini di santi, ciuffi di peli di cane, crini di cavallo, ritagli di stoffa intinti nell'acqua santa, ecc.
  • grotte: grotta
  • grufe: broncio, cipiglio. Termine di cui si trovano pochissime tracce del corrispettivo italiano. Solitamente una persona con "la grufe" è colui che ha la fronte aggrottata, ma genericamente il vocabolo è utilizzato anche per indicare un individuo dall'aspetto poco solare. Il termine potrebbe derivare dal verbo grufolare, azione che fa il maiale nel cercare il cibo e che lo costringe quindi ad arricciare il muso. La parola la troviamo però anche in un antico documento risalente al 1700 ("La Pragmatica" degli Ebrei Romani del secolo XVII) che di seguito riportiamo: "… Com`anco si proibisce espressamente alle Donne maritate il portar capelli con gricci avanti alla fronte, come quelli, che si dicono grufe, …" In questo caso quindi il termine "grufe" è utilizzato per indicare un modo di portare i capelli: arricciati sulla fronte dando così l'impressione di avere la stessa aggrottata. Modi di dire: "E rite 'na 'nzegne, ca tiè sempre la grufe!" (e sorridi un po', che sei sempre imbronciato!)
  • guandìre, guandière (la): vassoio
  • guanne: quest'anno
  • guandière: vassoio
  • guarnélle (lu): sottoveste
  • guappe (lu): tipo che la sa lunga
  • guazze (la): rugiada
  • guccetta, guccitte: botola
  • guerriere: guerriero, soldato

Tratto dal dizionario TREPPECORE per gentile concessione di NGULOTU www.abruzzo.fm

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