Alfedena

AlfedenaNel Parco Nazionale d’Abruzzo, in provincia de L’Aquila, ai piedi dei massicci del Meta e del monte Greco, sulle due rive del piccolo fiume Rio Torto, è situato l’antico borgo medievale di Alfedena.

Fondata dai Sanniti, un popolo guerriero che mantenne usi, riti e costumi intatti fino alla dominazione romana, con il nome di Aufidena, il borgo di Alfedena vanta origini molto antiche.

Scavi archeologici eseguiti nel 1882 dallo studioso dell’arte Antonio de Nino in località Campo Consolino, hanno portato alla luce una grandiosa necropoli protostorica con oltre 1500 tombe che vanno dal VII al III secolo a.C., con arredi costituiti da vasi, fibule, ornamenti in bronzo ed armi. La necropoli risulta essere stratificata, perciò si parla di 15.000 tombe ancora da portare alla luce.

Inoltre nella Vallata del Curino, denominata anche Quirino, nei pressi di Campo Consolino, è stata evidenziata la presenza di un nucleo urbano italico con resti di edifici, acquedotti, strade, e circondata da mura massicce fatte di blocchi di calcare cementati con fango.

In località Madonna del Campo, invece, sono state trovate tracce di un tempio dedicato a Silvano, dio del bosco e dei pastori.

La zona, ambita per la posizione strategica di controllo sull’accesso dell’Alta Valle del Sangro, fu ripetutamente attaccata dai romani. Plinio il Vecchio e soprattutto Tito Livio, nel 298 a.C., citando la conquista di Aufidena nella terza Guerra Sannitica, da parte del console Fulvio Massimo Centumalo, la descrivono come un’importante città di una valente popolazione, tanto che a Roma, nel Campidoglio, in una tavola di marmo è scolpita, tra le altre, anche la vittoria dei romani sui Sanniti. Con i romani Aufidena divenne municipio e la popolazione venne iscritta nella tribù Voltinia.

Verso l’anno 1000 il territorio di Alfedena divenne possedimento della popolazione germanica dei longobardi. In seguito fu feudo di Ferdinando II d’Aragona e dei principi Caracciolo.

Foto Alfedena

Nella Seconda Guerra Mondiale il maresciallo Kesserling dell’esercito tedesco, dopo aver attentamente esaminato il territorio, vi tracciò una linea difensiva denominata linea Gustav. Durante il lungo conflitto contro gli alleati, i tedeschi, oltre ad apportarvi gravi devastazioni, minarono il ponte di Achille e trafugarono molti reperti della necropoli, ora in parte restituiti dopo un accurato restauro della università tedesca di Tubinga.

Il borgo attuale è dominato dal castello del principe Caracciolo di Cellamare. Si possono osservare le antiche mura del castello, del X e XI secolo, e la torre normanna a pianta ottagonale, alla quale si può accedere tramite una lunga scalinata.

Alfedena presenta case piccole, in pietra grigia, con stipiti, con le scalette esterne che si affacciano sulle stradine selciate del paese, con diverse case cinquecentesche caratterizzate da piccole logge e tetti sporgenti.

Molti sono i monumenti ed i luoghi d’interesse di Alfedena. Tra gli edifici religiosi vanno menzionati: la chiesa di San Pietro e Paolo, del XIII secolo, di impronta romanica, più volte restaurata. L’interno ricostruito nel 1954 dopo il crollo dovuto ai danni riportati nella Seconda Guerra Mondiale; la piccola e suggestiva chiesa di Santa Maria Vergine del Soccorso.

Tra i monumenti e gli edifici civili, di notevole interesse è la Porta di Alfedena, con in alto lo stemma dell’antica Aufidena, che immette nella piazza Sannitica. Nella visita al paese non possono essere trascurati anche il Monumento ai Caduti di Alfedena nella Prima Guerra Mondiale ed il museo civico De Nino, dedicato all’archeologo, dove sono esposti i reperti archeologici integrati e riesplorati dal professor Lucio mariani. Suggestiva è anche la Villa Comunale che vanta la presenza di una tale straordinaria varietà di piante da farle conferire, nel XIX secolo, l’appellativo di orto botanico dall’università di Napoli.

Da osservare è anche l’accurata pavimentazione delle strade del paese eseguita dai noti scalpellini alfedenesi, famosi per lavorato anche alla pavimentazione di piazza San Pietro a Roma.

Alfedena è in grado di offrire molto anche dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. Nel suo territorio è possibile effettuare una serie di affascinanti escursioni e non è impossibile imbattersi in qualche esemplare di lupo o di altri importanti mammiferi.  Molto suggestiva è anche la passeggiata che si può effettuare sul percorso del fiume all'interno del paese, capace di regalare scorci di straordinaria bellezza, cullati dal rumore del lento scorrere delle acque del fiume Rio Torto.

Come arrivare ad Alfedena

Dal Nord Italia: prendere l’autostrada Adriatica A 14 e, una volta giunti in Abruzzo, nei pressi di Pescara imboccare l’autostrada A 25 in direzione di Roma. Dopo essere usciti al Casello Bussi/Popoli, seguire le indicazioni per Sulmona, Pettorano Sul Gizio, Villetta Barrea, Barrea ed infine Alfedena

Dal Sud Italia: prendere l’autostrada A 14 in direzione di Pescara, ed imboccare, poi, l'autostrada A 16 in direzione di Benevento. Continuare, quindi, sulla strada statale 88 (SS 88) in direzione di Campobasso, seguendo la direzione Campobasso/Isernia. Imboccare, poi, la strada statale 17 (SS 17) fino a prendere la strada statale 83 (SS 88) per Alfedena

Da Pescara: imboccare l’autostrada A 25 in direzione di Roma ed uscire al Casello Bussi/Popoli. Seguire, poi, le indicazioni per Sulmona, Pettorano Sul Gizio, Villetta Barrea, Barrea ed infine Alfedena

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