Calascio

CalascioIn Abruzzo, in provincia de L’Aquila, nel territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga,  sovrastato dal magnifico castello di Rocca Calascio, sorge il borgo di Calascio.

Da scavi effettuati agli inizi degli anni settanta nel versante meridionale del Gran Sasso sono stati rinvenuti resti di accampamenti del paleolitico, tra i 300mila ed i 100mila anni fa. Nel territorio di Calascio, nel riparo de I Grottoni, è stato rinvenuto il primo fossile umano dell’intero Abruzzo, di circa 80mila anni fa. Questa grandiosa scoperta ha evidenziato che già nel paleolitico medio l’area fosse frequentata da cacciatori. Che la grotta fungesse da accampamento di caccia per l’uomo di Neanderthal è stato confermato dal ritrovamento di circa 60.000 frammenti di ossa di animali, come cervi, camosci, cavalli selvaggi, marmotte e iene delle caverne, oltre ad una serie di strumenti in selce atti a cacciare.

Dal rinvenimento di altri reperti si è potuto affermare che l’area di Calascio fosse frequentata anche nell’epoca del rame o del eneolitico, circa 4000 anni fa, e nell’epoca del bronzo, circa 1300 anni fa, probabilmente l’epoca in cui avvennero i primi insediamenti ad opera di uomini dediti alla pastorizia. Di quel periodo sono importanti rinvenimenti di numerosi frammenti di vasi di ceramica, di colini per il latte, cocci di vasetti, recipienti, e di rudimentali attrezzature che testimoniano l’antica lavorazione della lana.

Vennero costruite nell’età del ferro le cinte difensive i cui resti sono oggi visibili presso Rocca Calascio e Colle della Battaglia, fra Calascio e Castel del Monte. In quel periodo il territorio di Calascio venne occupato dalla popolazione italica dei Vestini, che, intorno al IV secolo a.C., venne conquistata e sottomessa dai romani. Da alcuni studiosi si è affermato che, lì dove oggi si erge il castello di Rocca Calascio, anticamente i romani vi avrebbero costruito una torre di avvistamento per sorvegliare l’area, vista la notevole difficoltà incontrata nel conquistarla.

Con la caduta dell’Impero Romano, nel territorio iniziarono violente scorribande di barbari che costrinsero le popolazioni ad abbandonare i propri insediamenti per trovare rifugio sulle montagne. Fu così che, tra gli altri, nacque il primo piccolo nucleo abitativo che darà poi vita a Rocca Calascio.

Con la dominazione longobarda l’area fu assegnata al controllo del monastero di San Pietro ad Oratorium, a sua volta dipendente da Montecassino, situazione che portò ad una serie di ribellioni da parte dei contadini che non  gradirono tale sottomissione.

Il toponimo Calasio fa la sua prima apparizione nell’anno 782 nel Chronicon Volturnense, documento che tratta della storia del monastero di San Vincenzo in Volturno e dei suoi possedimenti, nella contesa per il suo possesso tra Carapelle e San Pietro ad Oratorium.

Fu verso la fine del IX secolo che, a causa delle invasioni dei saraceni, incominciarono a crearsi le prime torri e cinte fortificate con la costituzione dei primi feudi, a discapito del potere dei monaci.

La prima citazione di una torre di Rocca Calascio si ha solo nel 1380 anche se ormai gli studiosi sono concordi nel ritenere che la sua nascita sia avvenuta intorno all’XI secolo.

Foto Calascio

Ai piedi della Rocca si andò pian piano formando un piccolo villaggio, un agglomerato di case che, unite le une alle altre, costituivano una sorta di prima cintura difensiva.

Le origini del sottostante borgo di Calascio sono, invece, probabilmente da attribuire al fatto che la sua area, passaggio obbligato per raggiungere altri territori montani, sarebbe servita come luogo di ospitalità per i viandanti. Presumibilmente la popolazione usava rifugiarsi sotto la rocca qualora ci fossero invasioni da parte di nemici.

Intorno al XIV secolo Calascio entrò a far parte della Baronia di Carapelle, possedimento della famiglia Piccolomini, che comprendeva anche i borghi di Castelvecchio Calvisio, Carapelle Calvisio, Santo Stefano di Sessanio e Castel del Monte. Il potere dei Piccolomini durò fino all’anno 1579 quando la Baronia di Carapelle venne venduta a Lorenzo de’ Medici, che, incentivando la produzione della lana e vendendola in tutta Europa, segnò l’inizio di un periodo di prosperosità per tutta l’area.

Sono attribuite ad Antonio Piccolomini, verso la fine del XV secolo, la costruzione delle altre quattro torri che costituiscono il muro di cinta realizzato intorno all’antico torrione di avvistamento, oltre alla ricostruzione del borgo duramente colpito dal terremoto del 1461.

Nel 1703 un devastante terremoto colpì duramente il castello ed il paese di Rocca Calascio: nel tempo vennero ricostruite solo alcune abitazioni nella parte bassa del borgo, ed alcuni degli abitanti preferirono trasferirsi nel sottostante borgo di Calascio.

Il dominio della famiglia De’ Medici terminò nel 1743 quando l’intera Baronia di Carapelle entrò a far parte dei possedimenti di Carlo III di Borbone, re di Napoli .

Con la fine del feudalesimo decretata da Giuseppe Bonaparte, nell’anno 1806, la Baronia venne definitivamente divisa nei cinque paesi che la costituivano.

Con l’Unità d’Italia Calascio vide notevolmente aumentare le conseguenze dell’inarrestabile fenomeno dell’emigrazione con una drastica diminuzione della popolazione che, dai 1900 abitanti dell’anno 1860, oggi ne conta poco più di un centinaio. Un’inversione di tendenza è avvenuta grazie all’iniziativa di privati, all’interno di un profondo progetto di recupero, che hanno restituito a Calascio ed a Rocca Calascio un parte della loro splendida antica fisionomia, richiamando intorno al nucleo abitativo la presenza di una serie di strutture in grado di soddisfare il fabbisogno di turisti e visitatori.

Molti sono i monumenti ed i luoghi di interesse da visitare nel territorio di Calascio. Tra gli edifici religiosi meritano di essere menzionati: la Chiesa di San Francesco, denominata anche Convento di Santa Maria delle Grazie, edificata alla fine del XV secolo, attualmente utilizzata come auditorium, che costudisce un arredamento barocco, una serie di volumi, codici e cinquecentine, libri scritti con l’antica tecnica a caratteri mobili, un ciborio ed un candelabro del XVII secolo ed una tela di Giulio Bedeschini; la Chiesa di San Nicola di Bari, del XVI secolo, che presenta un bel portale del XVI secolo, preziose statue di terracotta del XVII secolo, tele di Giulio Bedeschini e Teofilo Patini ed un’antica fonte battesimale del settecento; la Chiesa di Sant'Antonio Abate del XVII secolo;  Chiesa di San Leonardo, eretta tra il XII ed il XIV secolo. Splendida è, inoltre, la Chiesa di Santa Maria della Pietà, costruita tra XVI ed il XVII secolo, che fa da contraltare al Castello della Rocca dando vita d uno degli scenari più spettacolari dell’intero panorama abruzzese.

Sono molte anche le architetture civili e militari custodite dall’antico borgo. Tra tutte meritano di essere segnalati una serie di splendidi palazzi nobiliari  come, ad esempio, il Palazzo Taranta, del XVII secolo, sede del municipio, la Casa Piccolomini, del XV secolo, Palazzo Frasca, del XVIII secolo, casa torre La Palmara, XV–XIX secolo.

Di straordinaria bellezza è il castello della Rocca di Calascio che sovrasta il borgo di Rocca Calascio ad una altitudine di circa 1500, considerato dal National Geografic come uno dei 15 castelli più belli al mondo.

Da segnalare è anche la presenza di importanti necropoli in località Pesatero e Colle San Marco.

Come arrivare a Calascio

Dal Nord Italia: prendere l’autostrada Adriatica A 14 e, una volta giunti in Abruzzo, uscire al casello Teramo/Mosciano Sant’Angelo/Giulianova. Proseguire in direzione de L’Aquila, imboccare l’autostrada A 24 ed uscire a L’Aquila Est. Da lì, prendere la strada statale 17 (SS 17) in direzione di Pescara, fino a svoltare in direzione di Calascio

Dal Sud Italia: prendere l’autostrada Adriatica A 14 e, una volta giunti in Abruzzo, nei pressi di Pescara imboccare l’autostrada A 25 in direzione di Roma. Usciti al casello Bussi/Popoli, seguire sempre le indicazioni per L’Aquila, percorrendo la strada statale 17 (SS 17) fino ad incontrare lo svincolo per Calascio

Da Pescara: imboccare l’autostrada A 25 in direzione di Roma. Usciti al casello Bussi/Popoli, seguire sempre le indicazioni per L’Aquila, percorrendo la strada statale 17 (SS 17) fino ad incontrare lo svincolo per Calascio

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